La mediazione un opportunità per il cittadino

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La mediazione un opportunità per il cittadino

La mediazione un opportunità per il cittadino

  • 12/06/2020

MEDIAZIONE & BUSINESS

La mediazione: un opportunità per cittadini, professionisti, aziende e pubbliche amministrazioni.

Usiamo la testa e non la pancia.


Le cause giudiziali e la lentezza della Giustizia costituiscono ancora oggi uno dei freni dell'economia del Belpaese tanto che tutti dicono che bisogna snellire le cause e la Giustizia.

Per risolvere gli annosi problemi della Giustizia, il legislatore ha cercato di introdurre diverse riforme per risolvere tali questioni, così:

1) ha modificato varie volte il codice di procedura civile,
2) ha indetto svariati concorsi per l'assunzione di nuovi magistrati e personale di cancelleria,
3) ha creato la mediazione civile e commerciale col decreto legilativo n. 28/10,
4) ha quindi introdotto anche la negoziazione assistita che è un altro rito alternativo al processo ordinario.

Da oltre 10 anni quindi in Italia si parla dei riti alternativi al processo e della Mediazione civile e commerciale ma, ancora oggi, molte persone non partecipano alla mediazione per pigrizia e, anche, perché i loro legali gli sconsigliano di partecipare agli incontri di mediazione (ed in particolare all’incontro preliminare) dicendo loro che la mediazione non serve.

Le parti che rinunciano a tale partecipazione sbagliano perché chi rinuncia al confronto personale con l’altra o le altre parti perde l'occasione di provare a risolvere personalmente e con l’aiuto di tecnici preparati una questione a cui tiene.

Il rinunciante infatti:

· perde la possibilità di parlare con l’altra parte,

· perde la possibilità di chiarirsi con l’altra parte,

· perde la possibilità di riiniziare ad avere un dialogo e un rapporto con l’altra parte,

· perde l'opportunità di chiudere velocemente il problema,

e ancora,

· perde la possibilità di costruire alternative all’impasse che lo divide dall’altra persona,

· perde la possibilità di ottenere in fretta un accordo ragionato, condiviso e deciso da lui personalmente con l’altra parte,

· perde la possibilità di creare un accordo che in mediazione ha la forza di diventare un titolo esecutivo per il futuro,

· perde anche dei benefici fiscali che il legislatore concede a chi raggiunge un accordo in mediazione,

e rischia:

· di non sapere cosa scrive il mediatore sul verbale di mediazione e di non sapere come il Giudice, che seguirà il suo giudizio, interpreterà la sua assenza alla mediazione,

· di dovere iniziare una causa dalla durata e dagli esiti incerti,

· di non affrontare in giudizio tutte le questioni e i rapporti che doveva affrontare con l’altra parte,

· di dovere pagare molte spese giudiziali che poteva evitare con una buona mediazione,

· di vedersi condannato per non avere esperito il tentativo di mediazione.

Ovviamente si evidenzia che la mediazione oltre che tra due parti può essere anche tra molte più parti e molti più centri di interesse rispetto ai due sopracitati e, in questo caso, è importante evidenziare che il lavoro di coordinamento, di moderazione e di propulsione del mediatore diventa ancora più importante perché lui sarà il professionista che cercherà di moderare, chiarire e portare avanti i discorsi multi-parte che spesso, per la complessità delle parti e delle situazioni tendono ad arenarsi perché danno fastidio o vengono sottovalutati dai legali delle parti.

Premesso tutto questo, va evidenziato che la mediazione è certamente l’anticamera della causa, e chi non risolve le questioni in mediazione, inizia quasi sicuramente una vertenza giudiziale.

Pertanto, vale la pena sempre evidenziare che il cliente che non vuole fare la mediazione deve valutare gli aspetti soprariportati ed accettare il rischio della causa con cui entrambe le parti rischiano:

· di dovere pagare importanti somme per fare valere le proprie ragioni,

· di vedere bloccato il bene, oggetto della questione, fino a quando la causa non sarà definita,

· di perdere anni in Tribunale e vedere il decadimento ed il deprezzamento del bene oggetto della controversia,

· di non vedere pienamente soddisfatte le rispettive ragioni, perché la decisione che prenderà il magistrato all’esito della causa, sarà differente rispetto le sue aspettative di causa.

Infine, in causa i cliente oltre a tali rischi corrono un ulteriore “rischio di causa”, che consiste nel fatto che le decisioni e i tempi della causa sono dettati dalla legge e della procedura e il magistrato, che non può certamente conoscere se non marginalmente le relazioni e i rapporti particolari delle parti che giudica, nella sua decisione si deve attenere a quanto è scritto negli atti di causa.

Tutto questo avviene se la parte non prova a sedersi al tavolo di mediazione nemmeno per quell’ora che gli viene richiesta dal legislatore e che serve a lei per valutare se entrare o meno in mediazione a provare a risolvere personalmente, bonariamente e riservatamente i suoi problemi.

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A questo punto però è opportuno chiarire di chi sono le responsabilità di tali scelte e spiegare che gli interessi dell’avvocato sono differenti da quelli della parte!

Infatti, se la parte ha interesse a definire il suo problema, l’avvocato ha interesse ad acquisire più lavoro. Infatti più pratiche discute per il cliente più guadagna!

Tale fatto vale la pena ricordarlo perché capita spesso di vedere questioni risolvibilissime che non vengono risolte per assenza di una parte o vengono chiuse negativamente perché un avvocato “scaltro” e privo della parte dichiara che la parte non vuole entrare in mediazione.

Purtroppo quando capitano queste situazioni è quasi certo che la mediazione fallirà, ma la mediazione fallisce non per colpa del legale che ha detto al cliente di non partecipare all’incontro con la scusa che ”…la mediazione è una perdita di tempo!” ma, per colpa del cliente che si disinteressa di seguire direttamente il suo problema e lascia la sua vita nelle mani di un terzo che ha come principale interesse quello di lavorare e fare le cause (si ricorda il vecchio detto popolare del “finché la causa pende rende”)

La cultura moderna e i mezzi tecnologici oggi permettono a tutti di informarsi sulla mediazione e su internet è riportato chiaramente che la mediazione prevede la partecipazione personale della parte.

Pertanto, nessuna parte è scusata se non vuole partecipare ad un incontro di mediazione in cui lei può spiegare le sue ragioni a un terzo che la aiuta a risolvere in maniera riservata e personale il suo problema perché è lei che decide di abdicare alla possibilità di confrontarsi con l’altra parte ed è la parte che decide da sola di perdere questa opportunità di confronto!

Quindi se una parte non partecipa alla mediazione:

· lei perde un’opportunità di risolvere il suo problema,

· l’avvocato ha la possibilità di iniziare la o le cause che costeranno alla parte sicuramente più di una mediazione,

· il mediatore non può fare altro che prendere atto della situazione e chiudere la mediazione negativamente,

ma è la parte che sbaglia a non curare i suoi interessi perché ognuno è artefice della propria fortuna e come dicono i vecchi detti popolari: FIDARSI è BENE MA NON FIDARSI (DEGLI ALTRI) è MEGLIO!

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